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Narayana Institute

 

Istituto per lo Studio la Ricerca e l'Insegnamento dei  Massaggi Ayurvedici, Orientali  e delle Discipline del Benessere

 

Institute for Study and Research on Ayurvedic and Oriental Massage and Holistic Wellness Knowledge

 

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AYURVEDA

Corso Riconosciuto e Certificato  ufficialmente:  Narayana Institute, Centro studi Dharma Vidya

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ĀYURVEDA

Introduzione all'Ayurveda   Il Sanscrito    Le origini storiche    Le Origini divine di Ayurveda   Antichi trattati medici   Argomenti di studio

 

AYURVEDA- parola della lingua sanscrita formata da:

ĀYUS = Vita o,  più precisamente lunghezza della vita e: VEDA = Sapienza, Conoscenza.

Con questo termine si intende dunque indicare la "scienza della vita". "Una medicina con una tradizione antica di 6000 anni"

avvertenze

La vastità dell'argomento è tale che, come vedremo nell'introduzione, esistono numerosi trattati in materia, una vasta letteratura antica e moderna che sarebbe decisamente impossibile per chiunque, anche solo immaginare di poter condensare in qualche pagina  l'enorme vastità di nozioni e contenuti che la riguardano. E' opportuno sottolineare a tal proposito  che in India, (con tutti i vantaggi di appartenere ad una cultura specifica così complessa, fatta di lingue, religioni, tradizioni ecc), un Indiano deve studiare moltissimi anni prima di poter divenire un Medico Ayurvedico; dopo di che, gli occorrono numerosi altri anni di pratica.

Desideriamo sottolineare che il nostro Istituto si occupa della formazione di operatori in massaggio ayurvedico  e tecniche ayurvediche e non di medicina ayurvedica in senso stretto. Ci teniamo a precisarlo in quanto si tratta di due figure ben distinte sia in termini giuridici che formativi e operativi oltre che di riconoscimenti istituzionali. In proposito si veda le normative di legge sulla figura dell' "Operatore in discipline del benessere con specializzazione in massaggio ayurvedico".

Ciò premesso, riteniamo di dare un minimo di informazione sulla materia cercando di esprimerci in termini semplici pur citando il più correttamente possibile le terminologie e i concetti così come ci giungono sistematizzati.

L'intento in questa sede è quello di dare una idea sulla vastità dell'argomento tale da fornire a quanti sono interessati ad una formazione in tal senso dei parametri per valutare attentamente le proposte formative.

 

NOTA: Per ragioni di uniformità con i sistemi  di ricerca web  non sono stati utilizzati i segni metacritici della lingua sanscrita nelle pagine di questa sezione destinata all'Ayurveda. Solo in alcune di esse abbiamo ritenuto a titolo di esempio di proporre per alcuni termini, una una duplice versione di scrittura. In alcuni casi ci siamo permessi di aggiungere un terzo termine tra quelli più ricorrenti nelle versioni versioni che si basano sulla pronuncia.

 

 

          Introduzione     torna all'indice

 

AYURVEDA- parola della lingua sanscrita formata da:

AYUS (ĀYUS) = Vita o,  più precisamente lunghezza della vita e: VEDA = Sapienza, Conoscenza.

Con questo termine si intende dunque indicare la "scienza della vita" intesa come l'insieme delle conoscenze capaci di portare al massimo grado tutti gli aspetti di una via sana e armoniosa.  I massimi esperti e studiosi e storici, sono concordi nel datare l'origine storica dell' Āyurveda attorno a 6000 anni fa.

In merito alla datazione si potrebbe discutere a lungo; sarebbe forse più opportuno dire che  l' Ayurveda, esiste in realtà da sempre come si legge molto chiaramente nel libro dei principi generali  ( Sūtrasthāna: XXX, 27.) della Caraka Samhyta o Characa Samhyta (Caraka Saṃhytā )"l' Āyurveda, non ha origine, perchè non vi è mai stato un tempo in cui non è esistito. Ciò non vale per la sua comprensione e il suo insegnamento; alcuni ne segnano l'origine in riferimento a questi due".

Come vedremo nel capitolo sulle origini,  la Caraka Saṃhytā, uno dei testi più autorevoli in materia, considerato un autentico baluardo.

L' Āyurveda è un'antica disciplina considerata uno dei modi più validi per il perseguimento di uno stato di salute, benessere e longevità. La sua trasmissione deriva dagli antichissimi Rishi o Rsi (Ṛṣi) (sapienti) indiani  E' indubbio che il pensiero ayurvedico copre migliaia di anni, di idee, di esperienze pratiche e costruzioni teoriche ed è certamente molto di più di una scienza medica essa infatti, come vedremo, abbraccia tutti gli aspetti della vita sia in condizioni salute che in quella di malattia. Essa delinea uno stile di vita che permette agli esseri umani di sviluppare le proprie capacità e possibilità. Individua nell'individuo il solo responsabile delle proprie azioni e di conseguenza del propri benessere di cui è necessario se ne assuma la completa responsabilità.

Al pari della scienza medica occidentale (rispetto alla quale è evidentemente di molto più antica), consta  di una suddivisione di specializzazioni a seconda delle diverse esigenze mediche e sanitarie)

L'Aṣṭangā Āyurveda comprende  8 sezioni dunque:

  1. la medicina interna                                -  kayacikitsa               (kāyacikitsā)

  2. la chirurgia                                           -  salyatantra                (śalyatantra)

  3. otorinolaringoiatria e oftalmologia          - salakya tantra          (śālākya tantra)

  4. ostetricia e ginecologia                          - kaumarabrhitya       (kaumārabhṛtya)

  5. tossicologia                                          -  agadatantra

  6. psichiatria                                             - bhutavidia                (bhūtavidiā)

  7. medicina del ringiovanimento                 - rasayana                   (rasāyana)

  8. medicina riproduttiva e afrodisiaca         - vajikarana                (vāj̣īkaraṇ̣a)

Da questa breve introduzione. appare chiaro che l' Ayurveda rappresenta un insieme vastissimo di conoscenze che non si limitano dunque alla sola materia specificamente medica di per se già estremamente complessa e ampia.

Le radici dunque affondano negli insegnamenti dei Rishi (Ṛṣi) il cui sistema di trasmissione era orale (cosa da non sottovalutare ai fini di una comprensione delle spesso ricorrenti e forse anche apparenti contraddizioni che talvolta si incontrano nei testi scritti seguenti). Successivamente una Vasta letteratura ha via via ampliato, allargato e completato le basi fondamentali che restano immutate; appare superfluo osservare come, il processo di evoluzione dell' Ayurveda sia continuo e inarrestabile come lo è del resto quello della medicina occidentale. Un processo di crescita,, scoperta e sviluppo in continua evoluzione dunque le cui basi. cardini fondamentali sono da ritrovarsi in una complessa e controversa letteratura di cui ci occuperemo nel capitolo intitolato: "le origini dell' Ayurveda"

 

 

 

 

          Il sanscrito     torna all'indice

 

 

L'antica lingua di origine dell' Āyurveda è il Sanscrito vedico, nella quale sono per altro composti i primi trattati antichi.

Si tratta di una delle più remote lingue a noi note che, secondo la mitologia fu canalizzata dagli stessi Rishi (Ṛṣi) attraverso profondi stati di meditazione, la stessa fonetica appare di origine ultraterrena tan'è che si dice che le ciascuna delle parole sanscrite, racchiuda in se il potere e le energie degli oggetti e delle esperienze, sentimenti e emozioni oggetto della loro espressione.

Āyurveda e gli Indù considerano sacra questa lingua. Molto spesso, i concetti racchiusi nel significato delle parole della lingua Sanscrita, sono talmente vasti, profondi e articolati che non è pensabile di farne una traduzione accettabile. I più seri testi in commercio riportano per queste ragioni le parole pur traslitterate, nella loro forma originaria; anche noi ci sforziamo di fare altrettanto.

Il Rg o Rig (Ṛ̣̣g) Veda ad esempio (redatto approssimativamente tra il  XII° e l' VIII° secolo a.C.), fu scritto in Sanscrito la sua composizione è in inni e canti che rappresentano di fatto dei Mantra veri e propri. Il sanscrito è stato per secoli una grande lingua di cultura non solo dell’India, ma di tutta l’Asia centrale di religione e cultura buddhista, attualmente islamizzata (numerose opere del buddhismo sono composte in sanscrito, fra cui ricordiamo il Saddharmapundarīkasūtra, o Sutra del loto, e il Prajñaparamitahrdayasūtra, o Sutra del cuore).

Ci è parso importante puntualizzare la difficoltà di tradurre in altre lingue il Sanscrito per i motivi esposti in quanto, taluni concetti oltre ad essere facilmente travisabili, rischiano di essere altrettanto facilmente sminuiti così da ridurre in forma semplicistica o per meglio dire nozionistica dei concetti che molto probabilmente nella loro forma e contenuto intrinseco, avrebbero un significato che andrebbe molto al di là di una comprensione prettamente mentale.

 

 

 

          LE ORIGINI:

 

 

 

          Le origini storiche    torna all'indice

 

Occorre innanzitutto tenere presente che la storia, nel senso stretto del termine, solitamente si usa farla coincidere con l'inizio della scrittura per cui, considerato che i primi documenti scritti in varie forme, cominciano a comparire solo attorno alla metà del IV° millennio a.C..., in caratteri geroglifici, cuneiformi e minoici, dobbiamo prender in considerazione quanto giunge fino a noi a  partire da tali epoche. La scrittura più antica a noi attualmente nota risale infatti al 3300 a.C. ed è la scrittura cuneiforme della Mesopotamia

Di fatto, come vedremo è decisamente presuntuoso e restrittivo assumere tali datazioni come punti di origine della conoscenza.

Sta di fatto che trattando in questa prima parte dell'origine storica, dobbiamo per forza fare riferimento ai significativi concetti medici che troviamo nelle antiche opere scritte la più antica delle quali è senza dubbio il Rig (Ṛ̣̣g) Veda la cui datazione come abbiamo altrove precisato è situata tra il XII° e l' VIII° secolo a.C. anche se composto a partire dal 1500 a.C. Per il resto, non risultano giunti a noi altri scritti o  manoscritti specifici sulla medicina o sui sistemi di cura di quel periodo.

Āyurveda dunque, possiamo affermare in questo contesto, affonda le sue radici nel Rig (Ṛ̣̣g) Veda anche se di fatto, come abbiamo spiegato, vanta una lunghissima tradizione orale le cui reali origini si perdono nella notte dei tempi.

 Rig (Ṛ̣̣g)  Veda,  è un termine Sanscrito: VEDA come abbiamo già visto a proposito del termine Ayur (ĀYUR) VEDA, significa "scienza", "conoscenza", "sapienza" mentre Ṛ̣̣g, (Rig)  connota gli Inni di lode. Questo testo risulta infatti composto in 10 libri (mandala) che a loro volta contengono 1028 mantra, Inni e versi sacri.

In epoche successive, si aggiunsero altri tre VEDA, Yajur Veda, Sama (Sāma) Veda e Atharva Veda. Non è compito nostro qui entrare nello specifico della composizione dei testi citati, ci preme tuttavia significare che anche in questi tre testi successivi, particolarmente nell' Atharva Veda, si trovano elementi che sommati quelli del Ṛ̣̣g Veda, ci danno un quadro più ampio e completo sulle radici di Ayurveda (Ayurveda di fatto è   maschile per cui è più corretto usare un articolo adeguato).

Poiché la tradizione considera Āyurveda come un upaveda (appendice dei Veda) eco che in segno di riconoscimento gli viene attribuito il rango di V° Veda.

Ai Veda, succede la letteratura dei Brahmana o Bramana (Brāhmaṇa) risalente al periodo tra il 1000 e il l' 800 a.C. a cui fa seguito il periodo delle Upanisad o Upanidhad (Upaniṣad) in cui si susseguono tutta una serie di mutazioni di pensiero e di visione sulle cui basi, vengono a crearsi vere e proprie scuole di pensiero i cosiddetti sat darsana

Dopo tale periodo, si conclude (700 a.C.) il periodo cosiddetto vedico i cui tesi successivi (letteratura vedanta (vedānta) derivano dalle Samhita (Saṃhitā) originarie e rappresentano sostanzialmente  interpretazione e  commenti ai Veda dei quali fanno parte le citate Upaniṣad  e altre importanti opere scritte in forma di poemi epici tra cui ricordiamo: il Ramayana (Rāmāyana)   il Mahabharata (Mahābhārata) e una sezione di questo ultimo conosciuta come:  Bhagavadgita (Bhagavadgitā). Per completare un quadro sulla vasta letteratura indiana comprendente i fondamenti, filosofici, religiosi e culturali, possiamo aggiungere che in epoche ancora successive, (329 -520 d.C.) troviamo la vasta letteratura dei Purana (Purāṇa) nei quali incontriamo tra l'altro, precisi dettagli di carattere religioso sulle principali divinità come: Visnu (Viṣṇu), Siva o Shiva (Śiva) e Devi Sakti Shakti (Deṿī (Śakti))

Lasciando da parte la complessa letteratura filosofico religiosa dell'India con la sua articolata successione di poemi e opere per quanto importanti sotto l'aspetto filosofico e culturale per una maggiore e più profonda comprensione della materia ayurvedica,  riprendiamo il nostro cammino nella  complessa e frammentazione delle nozioni sulla materia che sommate assieme ne costituiscono le basi fondamentali.

Dopo i Veda dunque, potremo per così dire, annoverare tra i maggiori testi più specifici sull'argomento; la Characa samhita (Caraka Saṃhitā), la Susruta samhita (Suśruta Saṃhitā) e la serie degli Astanga (Aṣṭạ̄ńga).

Di questi trattati medici, ci occuperemo nell'apposito capitolo ad essi dedicato.

diamo ora uno sguardo alle origini Divine di Āyurveda (Ayurveda)

 

 

          L'origine divina di' Ayurveda (Āyurveda)     torna all'indice

 

 

La tradizione vuole (è probabilmente è stato di fatto così) che Ayurveda sia stata in origine una medicina divina che attraverso l'intervento e l'intercessione di compassionevoli saggi, sia stata poi portata sulla terra. Secondo gli antichi testi infatti, Āyurveda  non appartiene agli uomini ma si manifestò loro. La citazione che abbiamo riportato tratta dalla Caraka Saṃhitā (Characa Samhita) nell'introduzione, è molto chiara su questo punto.

E' proprio dalla  Characa Samhita (Caraka Saṃhitā)  che partiremo per il nostro breve viaggio sulla genesi mitologica. Il primo capitolo del  Sutrasthana (Sūtrasthāna) di questo testo fondamentale consiste infatti nella narrazione del mito sull'origine di Āyurveda. Ecco dunque come inizia questo capitolo:

Caraka Saṃhitā  Sūtrasthāna I, 1-76

"C'era una volta un uomo saggio, il quale, avendo constatato la vanità degli affari del mondo, decise di riturarsi in una capanna nella foresta. Lì, nel suo eremitaggio, spendeva la maggior parte del tempo assorto in profonda meditazione, oppure leggendo testi sacri e andava in giro nel bosco per procurarsi il poco cibo che gli occorreva per sopravvivere. Le giornate scorrevano così, sempre uguali le une alle altre; non vedeva mai nessuno e quei pochi umani che si fermavano presso la sua capanna gli raccontavano le proprie storie, spesso intrise di dolore. Se era il caso distribuiva i suoi buoni consigli; altrimenti rimaneva in silenzio e i rari visitatori se ne andavano comunque contenti. Passarono anni sereni fatti di niente ma anche di tutto, quando un mattino, d'improvviso, l'eremita sperimentò un profondo turbamento: era forse l'eco della sofferenza, giunto a lui tramite i racconti dolenti degli uomini, a turbare il suo cuore? Infastidito, s'immerse in meditazione; ma non trovò la solita quiete. Allora s'interrogò: la vita umana era così breve e per di più appesantita dal fardello della malattia e della vecchiaia, gli uomini vivevano infelici e la loro essenza divina, che lui ben conosceva, rimaneva celata al di fuori della portata. Possibile che non si potesse metter rimedio a questo stato di cose? Dopotutto la pietà era il primo dovere per un saggio. Egli sapeva che, lassù in alto, gli abitanti del cielo conducevano un esistenza infinitamente più lunga e felice degli uomini. Decise: avrebbe chiesto agli dei il segreto della longevità e della salute. Ma come fare a interrogare gli dei? Il cielo sembrava così lontano visto dalla terra! fu così che gli venne un'idea: si sarebbe recato sui monti più alti della terra, nel posto più vicino al cielo. Da lì forse, gli dei avrebbero potuto sentire la sua preghiera. Forte della sua determinazione, raccolse le poche cose che aveva con sé e si incamminò. Ciò che il saggio non sapeva era che nello stesso momento, in molti luoghi diversi, altri uomini pii erano giunti alle sue stesse conclusioni e avevano preso la medesima decisione. Una moltitudine di saggi, quale non si era mai vista nella storia dell'umanità, era in cammino verso le cime innevate dell' Himalaya, animata da un unico proposito: liberare le creature viventi dalla schiavitù della sofferenza."

E' chiaro che l'autore inquadra un momento storico non ben identificato in cui l'ombra delle malattie e delle sofferenze ad esse associate, incombeva sugli esseri viventi. Ecco dunque che questi Ṛṣi (sapienti) si riunirono per dibattere "riguardo alle malattie ereditate dalla carne".  La Caraka Saṃhitā è scritta in forma di racconto del Maestro Atreya (Ātreya) ai sui discepoli dispensando così la conoscenza ma troviamo anche spesso i dialoghi fra i saggi attraverso i quali ciascuno contribuisce apportando il proprio punto di  vista. Nella tradizione vedica l'insegnamento è sempre diretto; la conoscenza è trasmessa oralmente dal maestro all'allievo, che è destinato a divenire a sua volta insegnante.

Ecco dunque come inizia:

Athāto dīrgaň jīvitīyam adhyāyaṃ vyākyāsyāmaḥ

Iti ha smāha Bagavān Ātreya

("ora esporrò il capitolo sulla longevità"

Così disse il Signore Atreya)

Continua così:

"quando ebbero origine le infermità che si accompagnano agli impedimenti dell'austerità, del digiuno, dello studio, della continenza e dei voti delle anime incarnate, allora i nobili saggi, artefici de bene, compassionevoli anzitutto degli esseri viventi, tennero consiglio sui sacri pendii dell'Himalāya: il nostro corpo, quale strumento per conseguire i quattro obiettivi della vita (dharma  -la virtù-; l' harta -i beni terreni-; il kama (kāma) -il desiderio- e la moksa o moksha (mokṣa) -la liberazione), è soggetto alle malattie che lo emaciano e lo indeboliscono, privano i sensi delle loro funzioni e causano grandissima pena. Queste infermità sono gravi impedimenti alle nostre attività terrene e conducono a una morte prematura. Di fronte a simili avversari, come può l'uomo essere felice? E' necessario quindi trovare rimedi per siffatti disagi."

Di fronte a questo dilemma privo di qualsiasi possibile soluzione, i sapienti dopo lunga meditazione concordarono che l'unica Autorità in grado di poter fornire una soluzione era Indra, il signore degli dei vedici, il re guerriero del Paradiso, l'incarnazione della totalità della legge naturale che sconfigge il disordine e mantiene l'armonia nell'universo.

Tra i Ṛṣi presenti, tra cui spiccano: Ātreya (Atreya), Bharadvāja (Bharadvaja), Kaśyapa (Kasyapa) e Danvantari, è Bharadvāja, incaricato di contattare Indra a cui, dopo i rispettosi omaggi e saluti si rivolge dicendo:

"sono apparse malattie che incutono terrore a tutte le creature viventi. Rivelatemi dunque o signore degli immortali, i mezzi opportuni per sconfiggerle".

I versi successivi recitano:

"allora Indra, avendo valutato la grande intelligenza di Bharadvāja, gli rivelò in pochi passi "la scienza della vita", consistente nella triplice conoscenza delle cause, dei sintomi e del trattamento della malattie, miglior risorsa per il sano e il malato, eterna e propizia, che il Grande Padre aveva concepita".

Questo insieme di versi termina con: "Come il Grande Padre l'aveva concepita", Infatti leggendo l'intero capitolo che non possiamo trattare in questa sede per esteso si comprende come nella concezione della tradizione, tutto abbia inizio con Brahmā (Brahma o Brama) , il creatore dell'universo e come tale, come abbiamo appena letto, deriva anche Āyurveda. Brahmā trasmise poi la conoscenza a Dakṣa Prajāpati (Daksa o Daksha Prajapati) (considerato figlio suo) e da questi, ai gemelli Aśvin (Asvin) ( gli dei medici dello svarga -il paradiso) dai cui la conoscenza arriva diretta a Indra.

Eravamo rimasti dunque al fatto che Bharadvāja riceve dunque conoscenza del signore degli dei. A questo punto, il sapiente consegnò "la scienza della vita" a tutti i Ṛṣi. Tra questi, Ātreya (Atreya)  Punarvasu, che, dopo averla consolidata la trasmise ai sui discepoli tra cui, Agniveśa (Agnivesa) la cui scuola si specializzò nella medicina) e da questi si culmina nella tradizione classica che ci porta alla Caraka Saṃhitā.

Questo per quanto riguarda la tradizione appartenente a Caraca. Vi è poi la tradizione Suśruta che riguarda invece la chirurgia secondo cui, Indra ne rivelò la conoscenza a Divodaśa (Divodasa) considerato una reincarnazione del dio Danvantari.

Ecco che abbiamo dunque il quadro dell'origine divine di Āyurveda e dei suoi contenuti medici e chirurgici.

Resta ora da dare uno sguardo più approfondito, pur sempre per sommi capi, agli antichi trattati medici Ayurvedici.

 

 

 

 

          Gli antichi trattati medici Ayurvedici     torna all'indice

 

Sia per dovere di cronaca che per offrire uno spunto di riflessione sulla complessità degli studi ayurvedici riportiamo una breve e sommaria cronologia delle successione delle principali  opere letterarie che costituiscono la letteratura in tema di medicina ayurvedica.

Ci scusiamo fin da adesso con gli studiosi per la sommaria esposizione della quale è bene che coloro che sono seriamente interessati ad approfondimenti si rivolgano a testi specialistici.

La Caraka Saṃhitā  (Charaka Samhita):

considerata da sempre considerato il più autorevole compendio ayurvedico di teoria e prassi medica; redatta in un epoca che si aggira in un periodo situato tra l'VII° e il I° secolo a.C. poiché la sua paternità è attribuita al celebre medico ayurvedico: Caraka del Kāśmir (kashmir),  della scuola ti Taxila, si ritiene sia stata redatta approssimativamente attorno al 750 a.C. Non vi è certezza se questa raccolta sia stata di fatto opera di una sola persona ne è chiaro se un autore di nome Caraca sia mai esistito o se l'opera non costituisca piuttosto una elaborazione dei seguaci della scuola medica dei Caraka. "Caraka", significa infatti: "colui che si sposta di luogo in luogo" e con questo termine, venivano designati appunto i medici itineranti che all'epoca si spostavano di villaggio in villaggio. E' evidente che comunque stiano le cose, non risulta minimente rilevante ne ai fini della comprensione del testo ne per quanto concerne l'autorevolezza del contenuto. Lo stesso autore o forse redattore dell'opera si definisce infatti il compilatore di un opera creata da altri prima di lui. In proposito è significativo notare che ciascun capitolo dell'opera termina con la seguente dicitura: "Così termina il capitolo......  intitolato.... della sezione .... nel trattato composto da Agnivesa (Agniveśa) e redatto da Caraka"; poi, un ulteriore indicazione la troviamo negli ultimi 41 capitoli dove in più troviamo aggiunto: "Ricostruito da Dridhabala) Dṛḍhabala, poiché l'originale non era disponibile". Poiché Dṛḍhabala, era un medico del Kashmir vissuto tra il III° e il IV° secolo  d.C. è da ritenersi che la CS abbia ricevuto contributi e aggiunte successive rispetto al testo originale. Questa Samhita (Saṃhitā), solo parzialmente in prosa, è composta da oltre 8400 versi divisi in 8 Stana (Stanā) sezioni e 120 capitoli o lezioni. Il trattato inizia con una parte generale e termina con i riferimenti alla farmaceutica e alle terapie. In essa viene dunque trattato il campo della medicina interna, vengono descritti i 5 sub-dosha (sub-doṣa) di vata (vatā); particolarmente significative sono le dettagliate descrizioni sulla dissezione anatomica e all'analisi dell'epidermide con tanto di elenco dei suoi strati (considerata l'epoca priva di qualunque mezzo scientifico dei nostri tempi).

Gli 8 Stana (Stanā):

Sutrasthana (Sūtrasthāna): (libro dei principi generali) consta di 30 capitoli suddiviso in 7 sottosezioni di 4 capitoli ciascuna oltre a 2 capitoli finali:

Nidanastana (Nidānasthāna) (libro della cause) consta di  8 capitoli (su: febbre, sindrome emorragica, diabete, malattie cutanee, consunzione, follia, epilessia)

Vimanasthana (Vimānasthāna) (libro delle misure) consta di  8 capitoli (su: i sei sapori, fisiologia, digestione epidemie, canali corporei, infestazioni, ......)

̣Sarirasthana (Śarīrāsthāna) (libro dei corpi) consta di  8 capitoli (su: temi filosofici, esistenziali, anatomia, embriologia e ostetricia)

Indyasthāna (libro dei segni fatali) consta di  12 capitoli (dedicati allo studio delle  prognosi e dei fenomeni che  precedono la morte)

Cikitsasthana (Cikitsāsthāna) (libro della terapeutica) consta di  30 capitoli (Rasayana (Rasāyana) (terapia di ringiovanimento, Vajikarana (Vājīkaraṇa) (afrodisiaca) e vari disordini

Kalpasthana (Kalpasthāna) (libro delle preparazioni) consta di  12 capitoli (sulle preparazioni farmaceutiche di varie piante)

Siddhisthana (Siddhisthāna) (libro del successo terapeutico consta  12 capitoli (su: pancakarma O panchakarma (paňcakarma)  - i 5 metodi di purificazione del corpo)

 

Circa mezzo secolo dopo, Susruta (Suśruta)  di Varanasi (Vārānasī) (Benares), famoso chirurgo ayurvedico, produsse un'altro testo classico composto sia in prosa che in versi e che trattava appunto della chirurgia:

la Suśruta Saṃhitā (Susruta Samhita)

in questa Saṃhitā, viene sottolineata l'importanza del sangue e la struttura, le funzioni e le cure dei tessuti sanguigni; in essa si riporta la descrizione dei 5 sub-dosha (sub-doṣa) di pitta. Susruta (Suśruta) è di fatto considerato come il padre della chirurgia; fu il primo a sviluppare le tecniche di chirurgia plastica e l'impiego di innesti epidermici oltre alle tecniche per la rinoplastica.

qualche secolo più tardi (inizi del II° secolo d.C.) ritroviamo il prezioso contributo sulla farmacologia, dovuto agli studi sulla iatrochimica da parte del celebre filosofo, medico ayurvedico, e monaco buddhista Nagarjuna (Nāgārjuna). Itrochimica è la scienza della preparazione dei farmaci minerali. Fino ad allora infatti venivano prese in considerazione soltanto piante medicinali ed erbe; con  Nāgārjuna vengono inserite sostanze fino ad allora ritenute tossiche quali ad esempio, il mercurio che poteva ora essere reso innocuo grazie alle tecniche sviluppate da Nāgārjuna.

Gli  Aṣṭạ̄ńga (Astanga)

proseguendo il viaggio nel tempo sui sentieri della letteratura ayurvedica, giungiamo al VII° secolo dove troviamo la grande raccolta di testi sulla medicina ayurvedica scritta in versi nota come : Astanga Samgraha (Aṣṭ̣āńga Saṃgraha) realizzata grande studioso Vagbhata - Vagabata (Vāgbhaṭa) e dai suoi allievi.

A questa raccolta, succede un importantissimo compendio scritto in prosa come compendio pratico per il medico privo di tutte le discussioni filosofiche presenti nelle opere precedenti: l' Astanga Hridaya (Aṣṭ̣āńga Hṛdaya).

 

Questa trilogia composta da: Caraka Saṃhitā, Suśruta Saṃhitā  e gli  Aṣṭāńga, nota come: Brihat trayi (Bṛhat Trayī), "la trologia più antica" universalmente riconosciuta come il fondamento della medicina ayurvedica.

 

Al Bṛhat Trayī, nei secoli successivi si aggiunge la Laghu Trayi (Trayī)   "trilogia minore" composta dai seguenti ulteriori trattati medici ayurvedci : il Madhava Nidana (Mādhava Nidāna); la Sarngadhara Samhita (Śārňgadhara Saṃhitā); e il  Bagavaprakasha (Bhāvaprakāśa)

Esiste inoltre tutta una serie di successive trattazioni che si succede secolo dopo secolo fino a coprire il XIX° secolo che completa e integra con le scoperte nel campo della medicina ayurvedica: diete, terapie di ringiovanimento, farmacologia ecc.

 

 

 

 

          Gli argomenti di studio Ayurvedici:     torna all'indice

 

 

 

           A titolo indicativo,forniamo di seguito un elenco dei principali argomenti di un serio studio sulla medicina Ayurvedica:

 

I FONDAMENTI TEORICI E I PRINCIPI GENERALI:

 

          I Darsana o Darshana (I Darśana)

          La conoscenza di derivazione scientifica

          L'Ayurveda (Āyurveda) e la sua concezione del mondo

          I purusartha o Purushartha (puruṣ̣ārtha) - (i quattro obiettivi fondamentali)

          Gli upasaya (upaśaya) -  (i due principi di cura basilari dell'Āyurveda)

          I Saguna (Saguṇa) - (le qualità universali descrittive in natura)

          Il Samkhya (Sāṃ̣khya)

          L'Aviakta

          Il Purusa o Purusha (Puruṣ̣a)

          La Prakrti o Pakriti (Prakṛ̣ti)

          I Maha guna (Mahā Guṇ̣a)

          Il Mahat

          L'Ahamkara (Ahaṃ̣̣kāra)

          I Panca o Pancha tanmatra (Pańca Tanmātra)

          I Panca o Pancha Mahabhutani (  Pańca  Mahābhūtāni) (i cinque grandi elementi)

          I Panca o Pancha Jnanendryani (Pańca Jńānendryāni)

          I Panca o Pancha Karmendryani (Pańca Karmendryāni)

          Il concetto di  Manas 

 

L'ANATOMIA  AYURVEDICA  (sārira racana) ārīra racana)

 

           Stula sarira (sthūla śārīra)  (il corpo fisico)

           I Dosa o dosha (Doṣ̣̣a) Vata, Pitta Kapha ( Vāta  -  Pitta  -  Kapha)

           I Sub Dosa - sub dosha (Sub Doṣ̣̣a)

           Le essenze sottili dei Dosa - Dosha (Doṣ̣̣a): Prana, Tejas, Ojas  (Prāṇa, Tejas, Ojas)

           I Sapta Datu (Sapta Dhātu)  (i sette tessuti corporei: Rasa, Rakta, Mamsa (Māṃsa) , Meda, Asthi, Majjan, Sukra (Śukra)

           Gli Upa Datu (Upa Dhātu) (i tessuti secondari)

           I Dakra kala (Dhārā kalā) (le membrane)

           I Sarira mala (Śārīra mala) (scarti del corpo)

           I Datu mala (Dhātu mala) (scarti del metabolismo tessutale)

           I Marma o Marman

           I Kosa (Kośa)

           I Cakra

          

LA FISIOLOGIA  ĀYURVEDICA (sarira kriya) (śārīra kriyā)

 

            Gli srotas (i canali circolatori)

            Ama o Aam (il muco, le tossine derivanti dal metabolismo)

            Agni (il fuoco digestivo)

           

I CONCETTI DI PRAKRUTI e VIKRITI

 

I PROCESSI DI SALUTE E MALATTIA

 

I REGIMI ĀYURVEDICI PER UNA SALUTE OTTIMALE

 

            Dieta e alimentazione

            Stile di vita

            Il comportamento

            le pratiche di Yoga

            la Meditazione

           

LE TERAPIE AYURVEDICHE

 

           Brmana o Bramana  e Langhana (Bṛṃhaṇa e Lańghana)

           Pancakarma o Panchakarma (Pańcakarma)

           Uttarakarma

 
   
 
   
Informazioni dirette

Direzione Generale - M° Satya Narayana - (Stefano Paggini)    info@narayanainstitute.it   - recapito tel. diretto: 335-6304778

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