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Il “BALABHYANGAM”
È certamente il nome più corretto per
indicare il massaggio ai bimbi di origine indiana. Questa forma di massaggio
è più comunemente nota in occidente sotto il nome improprio di . “Shantalà”.
Shantalà
è infatti il nome di una mamma indiana a cui si è ispirato un autore per
scrivere il suo libro sull’argomento.
Di fatto il massaggio ai bambini anche in
India, si chiama ne più ne meno come diremo noi: “massaggio dei
bimbi” da cui: “Balabhyangam”.
Si tratta di una delicatissima forma di
massaggio con caratteristiche tecniche diverse da un comune massaggio:
caratterizzato da manualità centripete ovvero che sviluppano dalle zone
distali dei vari distretti verso l’esterno in quanto il bambino nei primi
mesi non ha sviluppata una corretta percezione dei confini del proprio
corpicino.
Sequenze vere e proprie non esistono, molto
dipende dalle differenti tradizioni e dalle infinite varianti che
appartengono alle famiglie di discendenza.
Da parte nostra, abbiamo effettuato delle
ricerche così da poter offrire una varietà di sistemi mettendo insieme
quelle gestualità che sono ricorrenti un po’ in tutte le diverse
espressioni.
Quello che a nostro parere è però
importante e che contraddistingue la partecipazione ad un seminario o ad uno
stage sul “massaggio ai Bambini”
dalla lettura di una dispensa o di un libro, è la possibilità di accedere
attraverso opportuni esercizi e piacevoli sessioni di facili meditazioni a
quella che in primis è la reale fonte di benessere del massaggio: “il
giusto atteggiamento”.
L’apprendimento delle semplici manualità
inteso nel senso della tecnicità, non ha nessun valore e i benefici si
riducono veramente al minimo se tutto ciò non è supportato e sostenuto o per
meglio dire, veicolato da un atteggiamento interiore che raramente è
presente in chi, (crediamo di non esagerare dicendo... “come molti di
noi”) non ha a sua volte ricevuto nei suoi
primi mesi di vita fino ai 4/5 anni le stesse carezze, le stesse coccole,
ne mai le ha viste praticare su eventuali fratellini o sorelline.
Si tratta di una forma culturale, di una
impostazione che ha ben precise connotazioni ben lontane dal poter essere
confinate in certificazioni o attestati di partecipazioni a stage e corsi
prettamente tecnici.
Un opportuna preparazione anche di un solo
week-end potrà quanto meno fornire spunti di riflessione e preziose
opportunità di condivisione con il proprio partner e con altri genitori,
un’occasione unica di esempio di cura di se e della propria famiglia,
un’occasione perchè i piccoli possano stare insieme e relazionarsi tra loro,
condividendo l’innocenza che li contraddistingue e di cui fanno dono ai
propri genitori e che rischia invece di essere distrutta giorno dopo giorno
come purtroppo sarà avvenuto per molti di noi.
Per comprendere la necessità e l’importanza
di questo meraviglioso atto d’amore, provate ad immaginare quali sono le
sensazioni e le reazioni del bambino dopo la
nascita:
provate per un attimo a cercare di ricordare o magari, di immaginare la
sensazione che avete percepito Voi quando, dopo circa 9 mesi trascorsi al
calduccio e al sicuro nella pancia della vostra mamma nutrendovi e
respirando attraverso il cordone ombelicale, cullati nel liquido amniotico,
vi siete trovati in un attimo, di colpo, sbalzati fuori a contatto con un
elemento sconosciuto, - L’ARIA- in mezzo a tanti rumori (che prima venivano
percepiti come ovattati), agguantati da due mani ignote e sculacciati per
respirare. Già il RESPIRO . Che trauma….. di colpo l’aria entra attraverso
un canale diverso dal cordone ombelicale… l’apparato respiratorio ed entra
nei polmoni (deve aver dato un sensazione di bruciore) la sensazione
generale e peggiore sarà forse stata quella di essere SOLI di colpo,
staccati da “qualcosa” di cui fino a poco prima eravamo parte integrante…..
…
subito dopo presi e messi a contatto con l’acqua per essere lavati… da
altre mani, non solo strane di per se - come nuova forma di contatto - ma
anche appartenenti a chissà chi.. magari anche isolate da dei bei guanti in
lattice (di cui comprenderemo le ragioni igieniche quando saremo grandi..
ma intanto...) che trasmettono isolamento, altro che sicurezza e calore.
In seguito, avvolti in teli o asciugamani per quanto morbidi, ci
saranno parsi ruvidissimi a cospetto della vellutata e calda placenta sulla
quale puntavamo la testolina o i piedini di tanto in tanto.. fino a pochi
istanti prima..
........avanzano man mano altre strane altre sensazioni,… gli odori…..
forse, odori di tintura o di anestetici o chissà quali altri... bagliori..
voci.. sensazioni della variazione di temperatura.. ma ke succede?..
Da
li in poi, ora dopo ora, giorno dopo giorno, le cose precipitano e la
situazione degenera e procede inesorabile...
Pianti e urli ( i primi suoni emessi), non già per i morsi della fame; .
siamo terrorizzati (la paura ed il bambino nascono insieme) dal brusco
cambiamento della situazione, dalla novità delle sensazioni.
Abbiamo bisogno di nutrimento. Non vi sono dubbi. Non solo il nostro ventre
ma anche la nostra pelle.
E inoltre in questo oceano di novità, d’ignoto, abbiamo bisogno di riprovare
sensazioni passate che sole, per ora, possono indurre uno stato di pace, di
sicurezza.
La pelle dei piccoli non ha dimenticato il
calore, il contatto con la madre. Alla nascita il bambino andrebbe tenuto
vicino e massaggiato, per evitare la frattura brutale, origine di sofferenza
e di rifiuto. E ciò che si è fatto alla nascita andrebbe ripetuto ogni
giorno, per settimane, per mesi. Per aiutare i piccoli ad attraversare il
deserto dei primi mesi di vita, perché essi non provino più l’angoscia di
sentirsi isolati, perduti bisogna nutrire il “fuori” con altrettanta cura
del “dentro”, bisogna parlare alla loro pelle che ha sete e fame come il
loro ventre.
I piccoli hanno bisogno di latte, sì. Ma
più ancora di essere amati e di ricevere carezze.
Essere portati, cullati, accarezzati,
essere tenuti, massaggiati, sono tutti nutrimenti per i bambini piccoli,
indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di
più. Se viene privato di tutto questo e dell’odore, del calore e della voce
che conosce bene, il bambino, anche se gonfio di latte, potrebbe in alcuni
casi lasciarsi addirittura morire di fame.
Ecco un altro motivo per regalarsi un week- end piuttosto che rubacchiare
frettolosamente un oretta alla settimana Massaggiare il vostro bimbo è
molto di più che una pratica salutare. E’ intimo contatto, fisico ed
emotivo, è trasmissione intensa di amore, comprensione e attenzione.
Ma fa bene anche ai genitori perché li stimola a sviluppare qualità di
osservazione e sensibilità (il bimbo non può dirvi se gradisce quanto state
facendo così dovrete imparare a interpretare i suoi “segnali non verbali”),
li rende più disinvolti nel maneggiare il loro bambino e crea un’intimità
che potrà continuare anche in futuro.
“il
bambino è uno specchio. Vi rimanda la vostra immagine. L’immagine della
vostra libertà o delle vostre tensioni”.
Ricordate!: Nessun libro o testo potrà mai sostituire quello ciò che
possibile ricevere partecipando a un incontro teorico pratico al quale
scegliamo di riservare il giusto tempo per noi stessi e per i nostri figli;
un incontro dove oltre alle nozioni e alla pratica diretta, è possibile
condividere e scambiare con altri quel qualcosa di bello, di magico e
prezioso di cui nel nostro tempo e nella nostra società si ne è dimenticata
l’esistenza, presi dalla fretta, dai mille impegni e dai problemi di tutti i
giorni, ci siamo dimenticati di noi.... guarda caso, siamo proprio noi che
alleveremo i nostri figli...
Beate quelle
Mamme che ascoltano il loro cuore….
Beati i figli di
quelle Mamme…………
Cosa serve per il massaggio, cosa portare ad uno stage:
Per il bimbo: una
copertina, delle salviette, eventualmente un telo impermeabile sotto, il
giochino o il pupazzetto preferito.
Per voi un cuscino, l’olio
tiepido, eventualmente la musica.
Com’è in
stile indiano, chi massaggia sarà seduto per terra, a contatto con il suolo,
con le gambe allungate, la schiena diritta, le spalle rilassate. Il vostro
bambino sarà disteso sulle vostre gambe a pancia in su, così che si creerà
tra voi un continuo contatto con gli occhi.
Useremo un
olio naturale, di origine vegetale, come l’olio di mandorle.
In India le
mamme usano olio di senape in inverno e olio di cocco d’estate.
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