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Corso di:
Jala
Chikitza
meditazione in movimento in Acqua Calda |
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M° Satya Narayana - (Stefano Paggini)
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APPROFONDIMENTI
SUL TEMA
La sua esecuzione, ben effettuata,
oltre a recare benefici psicofisici, si caratterizza per una grande eleganza
e finezza estetica, assomigliando ad una sorta di danza lenta nell’acqua.
Costituisce il tentativo di fondere
armonicamente gli effetti benefici di approcci olistici quali:
le tecniche di movimento lento tipiche della tradizione
indo-tibetana (kum nye) e cinese (qi gong, tai qi) e di respirazione controllata presenti in
entrambe le culture ,le tecniche di automassaggio e stretching
di area cino-giapponese (do-in) e indiana (rasayana, kum nye),
le caratteristiche positive dei bagni termali o talssoterpici, le ricadute psicosomatiche delle stimolazioni
sonore, appositamente create in base ai principi della psicologia della
musica e della musicoterapica (*)
Di fatto,
Jala Chikitza consiste in varie serie di esercizi, sia statici che
dinamici (questi ultimi estremamente lenti), creati sulla falsariga delle
discipline psicosomatiche orientali, eseguiti in acqua di mare calda o termale, con
respirazione controllata, al ritmo di opportune stimolazioni musicali
specificamente dedicate (*) . Come tutte le tecniche “interne” delle
tradizioni orientali, risulta molto facile da imparare e molto difficile da
eseguire alla perfezione.
L’esecuzione successiva di tutte le
sequenze, costituisce una complessa, articolata ed equilibrata serie di
movimenti e stimolazioni in grado di assicurare un prolungato benessere e
una potente energizzazione. Rispetto
al watsu,
e all’acqua -balance, si caratterizza per il fatto di
non essere passiva, ma attiva, meno orientata al relax e all’abbandono del
corpo al terapista e più attenta ad una presa di coscienza e di controllo
del proprio corpo e dei propri ritmi; il rapporto operatore/utente non è 1/1
ma 1/molti.
Rrispetto all’acqua-gym, si
presenta molto più “soft” per quanto riguarda i movimenti, ma richiede, in
realtà, un autocontrollo corporeo assai più sofisticato, in quanto la
respirazione controllata e i movimenti lenti impongono la maturazione di
una sviluppata sensibilità propriocettiva. Nella sostanza, assume la forma
di una “meditazione in movimento” e di una lenta “danza in acqua”.
I principi teorici
Dietro la creazione delle sequenze e
soprattutto nel rispetto dello “spirito” degli insegnamenti del Narayana
Institute, ci sono alcune prospettive
teoriche di carattere tipicamente olistico che desideriamo esplicitare. Esse
riguardano:
Lentezza, armonia, fluidità
Siamo in movimento tutto il giorno. Ad
ogni minuto compiamo gesti ed azioni, ma quasi sempre la nostra mente è
“altrove”. Non siamo mai davvero presenti nel nostro corpo, non siamo
coscienti dei nostri movimenti. Spesso l’unico momento di autocoscienza
fisica, per l’uomo occidentale, è diventato il dolore. Anche quando
pratichiamo ginnastica e sport, spesso la nostra attenzione è sul risultato,
la prestazione, non sull’ascolto del corpo e men che mai di se stessi.
Gli esiti di questo esilio della mente
dal corpo, di questa sorta di schizofrenia psicosomatica, sono drammatici:
il nostro corpo non ci appartiene: non lo controlliamo, non ne abbiamo
coscienza, ne siamo vittime o carnefici. Siamo divenuti incapaci di
ascoltarne la voce, di percepirne le reali necessità.
La respirazione è casuale, le posture
scorrette, i ritmi innaturali, i movimenti goffi, nervosi, involontari.
E’ giunto il momento di riappropriarci
del nostro corpo! Questo è il primo imperativo che riproponiamo in una
versione esclusiva per, ricomporre l’unità psicosomatica.
Questa ricomposizione passa attraverso
una riappropriazione del movimento, secondo la grande lezione del kum nye
tibetano, del tai qi e del qi gong cinese.
Muoversi con grande lentezza, per
vivere la mirabile complessità del fenomeno motorio. Muoversi con lentezza
per interiorizzare tutti i dettagli del movimento, per controllarne ogni
sfumatura, per riportare tutta l’autocoscienza sul corpo. Riscoprire così il
proprio rapporto con lo spazio, percepire l’energia che guida ogni moto,
sviluppare nuovamente quella propriocettività che altro non è che ascolto di
se stessi.
Nel fare questo, accorgersi che vi è
una intrinseca bellezza possibile nei movimenti corporei, un’armonia
nascosta che può dare grazia anche al nostro vivere quotidiano, quando la
pratica si è conclusa.
Questa è una delle magie della tecnica
in oggetto! Condurre il praticante a riscoprire l’intensa esperienza di un
movimento consapevole, vissuto in tutti i suoi minimi dettagli, controllato
come una danza, espressione di un corpo che è pura energia.
Il coordinamento respiratorio
Un noto aforisma orientale sostiene che
a ciascun essere umano vengono assegnati un certo numero di respiri; la
lunghezza della sua vita dipenderà dalla rapidità con cui tale “dotazione”
verrà utilizzata.
Per lo più respiriamo male: è un fatto!
Atti respiratori brevi, veloci, alti, inefficaci…
Soprattutto non ci rendiamo affatto
conto della “posta” in gioco, perché il respiro è energia pura, vita, pace…
Per non parlare delle ricadute organiche di una buona respirazione: il
massaggio dei visceri, la trazione ritmica sulla colonna lombare, la
migliore ossigenazione muscolare e cerebrale, ecc. Addirittura, alcune
ricerche cinesi svolte fra praticanti di qi gong avrebbero provato
una correlazione diretta tra miglioramento della funzione respiratoria e
minore necessità di cibo.
Tuttavia, ciò che davvero importa è il
fatto che la respirazione è una chiave per entrare dentro noi stessi. Unica,
tra le funzioni primarie, presenta l’insolita caratteristica di poter
avvenire sia in modo autonomo che volontario, quasi “ponte” fra i livelli
più profondi della nostra fisicità e le manifestazioni intellettive e
volitive superiori.
Tutte le discipline psicosomatiche
orientali sanno che il controllo della respirazione è la via per giungere
agli stadi più profondi dell’introspezione e del dominio sul corpo.
E’ necessario, perciò, riprendere il
controllo dei nostri atti respiratori, allungarne la durata, potenziarne
l’ampiezza, imparare a dirigere e utilizzare l’energia che essi introducono.
Le tecniche come Jala
Chikitza, non hanno alcun senso senza controllo respiratorio; ogni
movimento viene coordinato con la respirazione in modo da ottenerne un
significativo rallentamento (in alcune tecniche l’esecuzione “a regola
d’arte” dovrebbe condurre a circa un atto respiratorio al minuto!).
L’espirazione viene sempre coordinata con le fasi più intense del movimento,
per condurre il praticante ad esperire la grande energia veicolata dal
respiro.
La bio-fisica può certo spiegare
gli effetti di una tale pratica, ma ciò che conta è il fatto che il
praticante vive l’esperienza di una grande energia psico-fisica che migliora
la sua prestazioni muscolari, rende più veloci i processi mentali, produce
una visione più nitida dei colori… Si scopre così che respirare è vivere!
La funzione dell’acqua
La presenza dell’acqua non costituisce
un fatto accidentale, ma strutturale. Certamente tecniche come questa,
potrebbero essere eseguite anche in una palestra, ma non sarebbero affatto
la medesima cosa.
L’acqua e la sua spinta fanno sì che
molte tecniche “accadano” quasi senza sforzo, ovvero che la loro esecuzione
assomigli più all’inevitabile manifestarsi di un’energia che non ad un atto
volontario.
E’ ovvio che vi sono anche effetti
fisiologici prodotti dall’acqua marina o termale (tiene caldi i muscoli, il suo
attrito genera una leggera tonificazione muscolare, massaggia i visceri,
determina un effetto antigravitario, ecc.), ma ciò che davvero interessa,
nella “filosofia” di questa tipologia di tecnica, è la visione dell’acqua
come luogo energetico primordiale, la radice di tutte le possibilità, il
ritorno simbolico alla madre.
E’ essenziale che i praticanti
percepiscano questa dimensione e vi si abbandonino. E’ il recupero, a
livello esperienziale, della grande lezione taoista del wu-wei:
la non-azione, l’azione senza sforzo né direzione, l’esperienza di
essere parte di una energia cosmica di cui i nostri gesti e la nostra
corporeità divengono espressione.
La magia della musica
La musica, da sempre, è stata
considerata una metafora della vita, perché ne contiene gli elementi
essenziali: energia, ritmo, armonia, spazialità, memoria…
Sposare la musica al movimento, come sa
chi ama la danza, significa leggere entrambi in profondità, portare armonia
e consapevolezza nei moti del corpo e della mente.
Per questo le forme di questo tipo di
tecniche sono accompagnate da musica (in alcuni casi composta appositamente)
per sottolineare, guidare e sintetizzare ogni movimento del corpo e della
mente: musica che è “ponte” tra il soma e la psiche, capacità di far
trapassare ogni gesto fisico nella dimensione delle sensazioni e delle
emozioni.
Effetti psicosomatici della tecnica
si possono segnalare le principali
ricadute psicosomatiche, particolarmente interessanti sotto il profilo di un
benessere olisticamente inteso:
|
Effetto positivo… |
… determinato da… |
|
Leggera tonificazione muscolare |
esecuzione dei movimenti con il
leggero attrito dell’acqua |
|
Senso di leggerezza |
riduzione degli effetti gravitari
dovuta all’acqua |
|
Miglioramento dell’ossigenazione
|
respirazione controllata |
|
Stretching e scioglimento
articolare |
la particolare tipologia di
movimenti e il loro modo di esecuzione |
|
Miglioramento del coordinamento
motorio |
movimenti lenti precisi e
controllati |
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Sviluppo del senso dell’equilibrio |
molte tecniche eseguite su una
gamba sola, concatenazione lentissima delle posizioni |
|
Attivazione e riequilibrio
energetico |
stimolazione di punti corporei
specifici indicati dalle tradizioni somatiche cino-giapponesi (tsubo) e
indiana (marma), nonché stretching dei meridiani della MTC |
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Leggera vasodilatazione |
temperatura dell’acqua e movimento
blando |
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Sviluppo della concentrazione |
necessità di ricordare la sequenza
dei movimenti delle varie forme e la corretta esecuzione di ciascun
movimento |
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Introiezione psicologica |
atmosfera meditativa, musica |
Prove empiriche stanno mettendo in
risalto anche un effetto diuretico ed un’azione di attivazione dell’attività
intestinale a seguito della pratica, che senza dubbio sono da ricondurre
all’azione dell’acqua, all’utilizzo massiccio della muscolatura addominale e
all’abbassamento del centro energetico sul Tan tien, necessario per
mantenere l’equilibrio nelle numerose tecniche eseguite su una gamba sola e
in quelle che comportano uno spostamento del corpo dal centro di gravità.
Pare anche, ma la cosa è da verificare
ulteriormente, che l'esecuzione fuori-acqua di almeno una delle forme,
produca un abbassamento della temperatura corporea (circa 5/10 di gradi),
presumibilmente per l'effetto di considerevole attivazione del sistema
parasimpatico, nonostante, a livello fisico, si produca una consistente
sudorazione.
A tutti questi effetti si sommeranno
quelli dovuti in specifico alla caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua
termale eventualmente utilizzata per lo svolgimento della sessione
Gli esercizi
In ossequio alla tradizionale
orientale, le sequenze di movimenti vengono organizzate in “forme” (i “kata”
dei giapponesi e i “lu” dei cinesi).
Le forme sono di vari tipi e
difficoltà. Nel caso specifico del Jala Chikitza è sta creata
la seguente sequenza:
·
(danza dell’acqua) deep blue one: una successione di
movimenti dinamici che sviluppa il controllo motorio, della respirazione,
l’equilibrio e la concentrazione, producendo una potente energizzazione.
Segnaliamo l'articolo sul JALA
CHIKITZA apparso sul supplemento si "Repubblica" di novembre consultabile
anche su:
http://periodici.repubblica.it/d/ n. 573 alla pag: 236.
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