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Narayana Institute

Istituto per lo Studio la Ricerca e l'Insegnamento delle Discipline Olistiche, del Benessere e Orientali

Institute for Study and Research on Holistic. Wellness & Oriental Knowledge

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Corso di: Jala Chikitza
meditazione in movimento in Acqua Calda

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M° Satya Narayana - (Stefano Paggini)    info@narayanainstitute.it  
recapito
tel. diretto: 335-6304778

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ATTESTATI Tutti Gli Attestati sono riconosciuti CONI Collegio T.P.E. e C. e Sfera Benessere
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APPROFONDIMENTI SUL TEMA

La sua esecuzione, ben effettuata, oltre a recare benefici psicofisici, si caratterizza per una grande eleganza e finezza estetica, assomigliando ad una sorta di danza lenta nell’acqua.

Costituisce il tentativo di fondere armonicamente gli effetti benefici di approcci olistici quali:  le tecniche di movimento lento tipiche della tradizione indo-tibetana (kum nye) e cinese (qi gong, tai qi) e di respirazione controllata presenti in entrambe le culture ,le tecniche di automassaggio e stretching di area cino-giapponese (do-in) e indiana (rasayana, kum nye), le caratteristiche positive dei bagni termali o talssoterpici, le ricadute psicosomatiche delle stimolazioni sonore, appositamente create in base ai principi della psicologia della musica e della musicoterapica (*)

Di fatto, Jala Chikitza consiste in varie serie di esercizi, sia statici che dinamici (questi ultimi estremamente lenti), creati sulla falsariga delle discipline psicosomatiche orientali, eseguiti in acqua di mare calda o termale, con respirazione controllata, al ritmo di opportune stimolazioni musicali specificamente dedicate (*) . Come tutte le tecniche “interne” delle tradizioni orientali, risulta molto facile da imparare e molto difficile da eseguire alla perfezione.

L’esecuzione successiva di tutte le sequenze, costituisce una complessa, articolata ed equilibrata serie di movimenti e stimolazioni in grado di assicurare un prolungato benessere e una potente energizzazione. Rispetto al watsu,  e all’acqua -balance, si caratterizza per il fatto di non essere passiva, ma attiva, meno orientata al relax e all’abbandono del corpo al terapista e più attenta ad una presa di coscienza e di controllo del proprio corpo e dei propri ritmi; il rapporto operatore/utente non è 1/1 ma 1/molti.

Rrispetto all’acqua-gym, si presenta molto più “soft” per quanto riguarda i movimenti, ma richiede, in realtà, un autocontrollo corporeo assai più sofisticato, in quanto la respirazione controllata e i movimenti lenti impongono la maturazione di una sviluppata sensibilità propriocettiva. Nella sostanza, assume la forma di una “meditazione in movimento” e di una lenta “danza in acqua”.

I principi teorici

Dietro la creazione delle sequenze e soprattutto nel rispetto dello “spirito” degli insegnamenti del Narayana Institute, ci sono alcune prospettive teoriche di carattere tipicamente olistico che desideriamo esplicitare. Esse riguardano:

  • le particolari modalità di effettuazione dei movimenti: lentezza, armonia, fluidità;

  • la respirazione rallentata e coordinata con il movimento
  • la funzione dell’acqua
  • il simbolismo
  • le sinestesie musica-movimento (*)

 

Lentezza, armonia, fluidità

Siamo in movimento tutto il giorno. Ad ogni minuto compiamo gesti ed azioni, ma quasi sempre la nostra mente è “altrove”. Non siamo mai davvero presenti nel nostro corpo, non siamo coscienti dei nostri movimenti. Spesso l’unico momento di autocoscienza fisica, per l’uomo occidentale, è diventato il dolore. Anche quando pratichiamo ginnastica e sport, spesso la nostra attenzione è sul risultato, la prestazione, non sull’ascolto del corpo e men che mai di se stessi.

Gli esiti di questo esilio della mente dal corpo, di questa sorta di schizofrenia psicosomatica, sono drammatici: il nostro corpo non ci appartiene: non lo controlliamo, non ne abbiamo coscienza, ne siamo vittime o carnefici. Siamo divenuti incapaci di ascoltarne la voce, di percepirne le reali necessità.

La respirazione è casuale, le posture scorrette, i ritmi innaturali, i movimenti goffi, nervosi, involontari.

E’ giunto il momento di riappropriarci del nostro corpo! Questo è il primo imperativo  che riproponiamo in una versione esclusiva per, ricomporre l’unità psicosomatica.

Questa ricomposizione passa attraverso una riappropriazione del movimento, secondo la grande lezione del kum nye tibetano, del tai qi e del qi gong cinese.

Muoversi con grande lentezza, per vivere la mirabile complessità del fenomeno motorio. Muoversi con lentezza per interiorizzare tutti i dettagli del movimento, per controllarne ogni sfumatura, per riportare tutta l’autocoscienza sul corpo. Riscoprire così il proprio rapporto con lo spazio, percepire l’energia che guida ogni moto, sviluppare nuovamente quella propriocettività che altro non è che ascolto di se stessi.

Nel fare questo, accorgersi che vi è una intrinseca bellezza possibile nei movimenti corporei, un’armonia nascosta che può dare grazia anche al nostro vivere quotidiano, quando la pratica si è conclusa.

Questa è una delle magie della tecnica in oggetto! Condurre il praticante a riscoprire l’intensa esperienza di un movimento consapevole, vissuto in tutti i suoi minimi dettagli, controllato come una danza, espressione di un corpo che è pura energia.

Il coordinamento respiratorio

Un noto aforisma orientale sostiene che a ciascun essere umano vengono assegnati un certo numero di respiri; la lunghezza della sua vita dipenderà dalla rapidità con cui tale “dotazione” verrà utilizzata.

Per lo più respiriamo male: è un fatto! Atti respiratori brevi, veloci, alti, inefficaci…

Soprattutto non ci rendiamo affatto conto della “posta” in gioco, perché il respiro è energia pura, vita, pace… Per non parlare delle ricadute organiche di una buona respirazione: il massaggio dei visceri, la trazione ritmica sulla colonna lombare, la migliore ossigenazione muscolare e cerebrale, ecc. Addirittura, alcune ricerche cinesi svolte fra praticanti di qi gong avrebbero provato una correlazione diretta tra miglioramento della funzione respiratoria e minore necessità di cibo.

Tuttavia, ciò che davvero importa è il fatto che la respirazione è una chiave per entrare dentro noi stessi. Unica, tra le funzioni primarie, presenta l’insolita caratteristica di poter avvenire sia in modo autonomo che volontario, quasi “ponte” fra i livelli più profondi della nostra fisicità e le manifestazioni intellettive e volitive superiori.

Tutte le discipline psicosomatiche orientali sanno che il controllo della respirazione è la via per giungere agli stadi più profondi dell’introspezione e del dominio sul corpo.

E’ necessario, perciò, riprendere il controllo dei nostri atti respiratori, allungarne la durata, potenziarne l’ampiezza, imparare a dirigere e utilizzare l’energia che essi introducono.

Le tecniche come  Jala Chikitza,  non hanno alcun senso senza controllo respiratorio; ogni movimento viene coordinato con la respirazione in modo da ottenerne un significativo rallentamento (in alcune tecniche l’esecuzione “a regola d’arte” dovrebbe condurre a circa un atto respiratorio al minuto!). L’espirazione viene sempre coordinata con le fasi più intense del movimento, per condurre il praticante ad esperire la grande energia veicolata dal respiro.

La bio-fisica può certo spiegare gli effetti di una tale pratica, ma ciò che conta è il fatto che il praticante vive l’esperienza di una grande energia psico-fisica che migliora la sua prestazioni muscolari, rende più veloci i processi mentali, produce una visione più nitida dei colori… Si scopre così che respirare è vivere!

La funzione dell’acqua

La presenza dell’acqua non costituisce un fatto accidentale, ma strutturale. Certamente  tecniche come questa, potrebbero essere eseguite anche in una palestra, ma non sarebbero affatto la medesima cosa.

L’acqua e la sua spinta fanno sì che molte tecniche “accadano” quasi senza sforzo, ovvero che la loro esecuzione assomigli più all’inevitabile manifestarsi di un’energia che non ad un atto volontario.

E’ ovvio che vi sono anche effetti fisiologici prodotti dall’acqua marina o termale (tiene caldi i muscoli, il suo attrito genera una leggera tonificazione muscolare, massaggia i visceri, determina un effetto antigravitario, ecc.), ma ciò che davvero interessa, nella “filosofia” di questa tipologia di tecnica,  è la visione dell’acqua come luogo energetico primordiale, la radice di tutte le possibilità, il ritorno simbolico alla madre.

E’ essenziale che i praticanti percepiscano questa dimensione e vi si abbandonino. E’ il recupero, a livello esperienziale, della grande lezione taoista del wu-wei: la non-azione, l’azione senza sforzo né direzione, l’esperienza di essere parte di una energia cosmica di cui i nostri gesti e la nostra corporeità divengono espressione.

La magia della musica

La musica, da sempre, è stata considerata una metafora della vita, perché ne contiene gli elementi essenziali: energia, ritmo, armonia, spazialità, memoria…

Sposare la musica al movimento, come sa chi ama la danza, significa leggere entrambi in profondità, portare armonia e consapevolezza nei moti del corpo e della mente.

Per questo le forme di questo tipo di tecniche sono accompagnate da musica (in alcuni casi composta appositamente) per sottolineare, guidare e sintetizzare ogni movimento del corpo e della mente: musica che è “ponte” tra il soma e la psiche, capacità di far trapassare ogni gesto fisico nella dimensione delle sensazioni e delle emozioni.

 

Effetti psicosomatici della tecnica

si possono segnalare le principali ricadute psicosomatiche, particolarmente interessanti sotto il profilo di un benessere olisticamente inteso:

 

Effetto positivo…

… determinato da…

Leggera tonificazione muscolare

esecuzione dei movimenti con il leggero attrito dell’acqua

Senso di leggerezza

riduzione degli effetti gravitari dovuta all’acqua

Miglioramento dell’ossigenazione

respirazione controllata

Stretching e scioglimento articolare

la particolare tipologia di movimenti e il loro modo di esecuzione

Miglioramento del coordinamento motorio

movimenti lenti precisi e controllati

Sviluppo del senso dell’equilibrio

molte tecniche eseguite su una gamba sola, concatenazione lentissima delle posizioni

Attivazione e riequilibrio energetico

stimolazione di punti corporei specifici indicati dalle tradizioni somatiche cino-giapponesi (tsubo) e indiana (marma), nonché stretching dei meridiani della MTC

Leggera vasodilatazione

temperatura dell’acqua e movimento blando

Sviluppo della concentrazione

necessità di ricordare la sequenza dei movimenti delle varie forme e la corretta esecuzione di ciascun movimento

Introiezione psicologica

atmosfera meditativa, musica

 

Prove empiriche stanno mettendo in risalto anche un effetto diuretico ed un’azione di attivazione dell’attività intestinale a seguito della pratica, che senza dubbio sono da ricondurre all’azione dell’acqua, all’utilizzo massiccio della muscolatura addominale e all’abbassamento del centro energetico sul Tan tien, necessario per mantenere l’equilibrio nelle numerose tecniche eseguite su una gamba sola e in quelle che comportano uno spostamento del corpo dal centro di gravità.

Pare anche, ma la cosa è da verificare ulteriormente, che l'esecuzione fuori-acqua di almeno una delle forme, produca un abbassamento della temperatura corporea (circa 5/10 di gradi), presumibilmente per l'effetto di considerevole attivazione del sistema parasimpatico, nonostante, a livello fisico, si produca una consistente sudorazione.

A tutti questi effetti si sommeranno quelli dovuti in specifico alla caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua termale eventualmente utilizzata per lo svolgimento della sessione

Gli esercizi

In ossequio alla tradizionale orientale, le sequenze di movimenti vengono organizzate in “forme” (i “kata” dei giapponesi e i “lu” dei cinesi).

Le forme sono di vari tipi e difficoltà. Nel caso specifico del Jala Chikitza  è sta creata la seguente sequenza:

·         (danza dell’acqua) deep blue one: una successione di movimenti dinamici che sviluppa il controllo motorio, della respirazione,  l’equilibrio e la concentrazione, producendo una potente energizzazione.

 

 

Segnaliamo l'articolo sul JALA CHIKITZA apparso sul supplemento si "Repubblica" di novembre consultabile anche  su:

http://periodici.repubblica.it/d/  n. 573 alla  pag: 236.

 

 

 

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